Paola Bonfanti

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Vecchie conoscenze - Antonio Manzini

Ritroviamo con piacere il vicequestore Rocco Schiavone e la sua squadra investigativa in forze ad Aosta, coinvolti in un nuovo caso: l'assassinio della professoressa Martinet eminente storica dell'arte esperta di Leonardo da Vinci. Come Manzini ci ha abituati, di pari passo all'indagine, continuano a snodarsi le tormentate vicende personali di Rocco, che si troverà di fronte 'vecchie conoscenze' e nuove consapevolezze, in primis quella di essere sempre più solo, ma forse anche pronto a riconsiderare la propria durezza. Così tra tradimenti e colpi di scena, Manzini ci regala un piccolo capolavoro, sarà che ci è mancato così tanto il vicequestore, specie in questi anni pandemici, sarà che il tempo che passa ci rende più saggi e coscienti della vita, ma vorremo leggere subito un altro romanzo, fiondarci nella prossima avventura e nella testa di questo straordinario personaggio.

Non esistono posti lontani - Franco Faggiani

Questo avvincente romanzo di Faggiani ha il pregio di portarci in giro per l'Italia, soprattutto nei piccoli centri di provincia, in luoghi dove la natura mostra i suoi aspetti più belli, grazie all'avventuroso viaggio, raccontato in prima persona dall'archeologo Cavalcanti, incaricato dal Ministero di recarsi a Bressanone per controllare un carico di opere d'arte destinate alla Germania. Qui l' uomo incontra un giovane ischitano costretto al confino e insieme decidono di scappare riportando a Roma il prezioso carico. Siamo nell'aprile del 1944, le sorti della guerra appaiono già segnate, ma la penisola deve fare i conti con la ritirata tedesca e il viaggio sarà tutt'altro che semplice. I due fuggiaschi affronteranno svariate peripezie ma avranno anche modo di conoscersi a fondo e nonostante le diversità non solo caratteriali, riusciranno a instaurare una solida amicizia. La prosa di Faggiani è scorrevole ed evocativa specie nelle belle descrizioni, è molto bravo nella caratterizzazione dei personaggi tuttavia la trama, per quanto avvincente, risulta alquanto improbabile e certe situazioni troppo forzate. Rimane comunque una lettura piacevole seppur leggera.

Vita, morte e miracoli di Bonfiglio Liborio - Remo Rapino

È un bel romanzo questo scritto da Remo Rapino, il romanzo che non ti aspetti, ma che trascina e coinvolge piano piano in una storia di per sé ordinaria, scritta in modo straordinario. È la lingua la vera protagonista, un dialetto del centro-sud Italia, di una non precisata cittadina che l'autore in alcune interviste ha però esplicitato essere la sua città cioè Lanciano. Un idioma svelato da un glossario, che aiuta a capire meglio alcune parole, anche se il loro significato è facilmente intuibile a differenza del siciliano dei romanzi di Camilleri che richiede uno sforzo più importante. Quanta ricchezza nella lingua italiana che anche dai dialetti trae la molteplicità dei suoi vocaboli, una meraviglia che lascia stupiti.
Bonfiglio Liborio narra in prima persona la storia della sua lunga esistenza che attraversa quasi per intero il '900 e approda al primo decennio del 2000. È anche questa una magia: il secolo scorso si srotola davanti a noi, attraverso gli occhi di Liborio riviviamo e ricordiamo con lui periodi che sono stati anche nostri, lo sguardo limpido e l'animo puro di quest'uomo ci incanta, le sue traversie ci commuovono, il fluire ininterrotto dei suoi pensieri ci travolge. Leggendo, i periodi sono lunghissimi e raramente troviamo un punto, perciò è difficile fermarsi. Faticoso penserete, ma assolutamente confacente allo stile e alla natura di questo personaggio. Le frequenti sgrammaticature, non devono scandalizzare: chi narra è una persona semplice, che ha frequentato solo la scuola elementare, con piacere e con profitto, la sua infanzia e la giovinezza sono state dure, condizionate dall'abbandono del padre prima ancora della sua nascita, dalla precoce scomparsa della madre, e dal secondo conflitto mondiale. Un giovane considerato una 'cocciamatta' e che diviene ben presto un emarginato, nato in una serata di pioggia torrenziale, di tuoni e fulmini nell'agosto del 1926. Liborio da subito percepisce i 'segni neri' su di sé che lo accompagneranno e segneranno la sua lunga esistenza, contribuendo a fare di lui un uomo ai margini della società, porterà incisi nell'animo la discriminazione e la derisione del prossimo e quando proverà a ribellarsi si apriranno per lui le porte del manicomio.
Un profondo senso di umana fragilità permea tutto il romanzo, tanta la saggezza che è propria dei semplici, di chi sa accettare ciò che non si può cambiare, e dirompente e straordinaria diviene questa forza che lo guida e lo sostiene.

..."la vita pure di mancanze è fatta, per i ricchi, per i poveri, per i normali, e per gli svalvolati...così campavo di ricordi e me li facevo bastare e avanzare"...

Meravigliosi gli ultimi capitoli, toccante e coinvolgente il finale.Leggetelo questo romanzo e lo amerete, premio Campiello meritatissimo a mio modesto avviso.
All' inizio di ogni capitolo, brevi citazioni anticipano ciò che ci troveremo a leggere insieme agli anni in cui si svolge la trama.

R: Il metodo del dottor Fonseca - Andrea Vitali

Chi pensa di trovarsi di fronte il classico romanzo di Vitali, rimarrà senza dubbio sorpreso da questo nuovo lavoro dello scrittore. Abbandonata Bellano e la sue variegata umanità, il maresciallo Maccadò e i suoi sottoposti, Vitali ci porta in un luogo di pura fantasia, sperduto tra alte montagne sui confini di un non precisato Stato, dove nella cosiddetta "terra morta", colloca una clinica specializzata in interventi su casi disperati. Attorno a questa Vitali costruisce un vero e proprio noir, inquietante e macabro quel tanto che basta ad inchiodare il lettore alle pagine, sino alla conclusione della storia. Il protagonista, un investigatore inviato dal potente capo dell'agenzia governativa, si trova ben presto invischiato in una misteriosa vicenda dai connotati conturbanti, circondato da personaggi sfuggenti e da un paesaggio maestoso ma sinistro, e non sarà semplice venirne a capo.
Raccontato in prima persona, il giallo è originale sia per la totale assenza del periodo, che del nome del protagonista. La trama, seppur minimalista, racchiude tutti gli elementi necessari per creare il mistero.
Da leggere perché decisamente sorprendente.

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